Poche parole per introdurre la mia rubrica “Basilicata. La storia, la politica, il suo popolo”.
Ritengo che la conoscenza sia una grande risorsa, come anche un’ottima opportunità di crescita, e sono convinta che entrare nelle radici profonde di un territorio, specialmente in quelle del proprio territorio, sia un’esperienza che richiede tempo, sacrificio e dedizione per crescere con consapevolezza.
E’ un po’ come ricostruire l’albero genealogico della propria famiglia perché, in fondo, la Basilicata è una grande famiglia.
La mia rubrica rappresenta il mio impegno per i lettori lucani e non, per questo mi auguro che siate invogliati a leggere le storie che vi propongo con la stessa forza che mi caratterizza e mi induce a divulgare quanto più possibile la bellezza delle radici a cui appartengo. Raccoglierò le testimonianze di quanti hanno concorso a realizzare il quadro politico e la storia della Basilicata, utilizzando al meglio le potenzialità del territorio.
Buona lettura!
Rosita Stella Brienza
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CHI SONO I GIOVANI LUCANI? SCOPRIAMOLO INSIEME.
Quando incontro le ragazze e i ragazzi lucani li ascolto sempre con molta attenzione. Scatta in me la volontà ferrea di dare loro fiducia. Ascoltandoli in questo periodo di pandemia, sono ancora più convinta che è attraverso i loro occhi che si possono scoprire realtà locali molto interessanti e profonde che pungolano soprattutto chi è disposto a fare qualcosa per gli altri senza aspettative personali. Ritengo, dunque, che l’idea di entrare nello sguardo pungente di chi ascolto sia un viaggio intensissimo e pieno di risposte autentiche che guardano alla comunità lucana secondo una forma più ampia tutta riversata nel futuro. E per questo ringrazio i giovani accetturesi che, amando il rito arboreo del Maggio di Accettura, mi hanno permesso di conoscere il miracolo della vita che, senza dubbio, va oltre i simboli definiti da stereotipi culturali senza anima. Sentiamo uno di loro: Giuliano, che un’anima ce l’ha eccome!
Giuliano Zaccara, detto Zikko, parlaci di te…
Ho vissuto la mia adolescenza in provincia di Torino, dove la mia famiglia era emigrata quando avevo 14 anni. Il ritorno ad Accettura, inizialmente l’ho vissuto come una sconfitta, un fallimento. Con il tempo ho iniziato a vedere un’opportunità: quella di costruire un futuro migliore per me, nella mia terra. Nulla potrebbe farmi sentire più fiero ed orgoglioso. Sono stato presidente della locale Pro Loco per circa due anni ed è stata un’esperienza che mi ha aiutato molto a capire di più la mia terra e le dinamiche che la riguardano. Successivamente ho avviato una società cooperativa di servizi turistici per tentare di mettere in pratica idee e ambizioni che avevo da tempo. Oggi ho 30 anni e spero di raggiungere presto i miei obiettivi.
Perchè i giovani lasciano la Basilicata?
Credo che i giovani lascino la Basilicata perché le prospettive per il proprio futuro sono limitate e limitanti. Il tessuto sociale ed economico continua ad esser ancorato ai capisaldi di un’epoca lontana dalla nostra generazione e dalla realtà del resto del mondo. I nostri paesi sono ancora più simili a dei feudi in competizione piuttosto che a comunità connesse e componenti di una rete più solida, forte e competitiva. C’è la forte sensazione (a volte si tratta di mera illusione) che all’interno di queste comunità ci siano signori e signorotti capaci di incidere e condizionare in meglio o in peggio le ambizioni e le speranze di tutti gli altri.
Cosa offre il tuo paese ai giovani?
Accettura è un paese nel quale si può vivere e crescere serenamente. È un luogo che trasmette ai giovani una forte identità fatta di tradizioni e senso di appartenenza. Negli ultimi anni infatti, sono nate diverse associazioni attraverso le quali molti ragazzi cercano di contribuire allo sviluppo della comunità. Il territorio del paese inoltre, è parte del Parco Regionale Gallipoli Cognato, un’area il cui valore naturalistico e paesaggistico è molto elevato e costituisce un potenziale importante, soprattutto in ambito turistico.
Cosa manca nel tuo paese per migliorare la qualità della vita dei giovani o di chi vive in Basilicata?
La risposta che mi viene di getto e che riconosco sia una banalità, è che manca principalmente il lavoro. Purtroppo la posizione geografica pone Accettura abbastanza distante dalle principali vie di comunicazione (che sono comunque carenti in tutta la regione). Questo è un fattore che sicuramente non facilita le cose. Trovare opportunità lavorative è sempre più difficile e al pensiero di avviare un’attività in proprio, spesso ci si imbatte nella sensazione che qualsiasi idea magari potrebbe funzionare altrove, ma non qui. Penso che questo riguardi un pò tutti i lucani. Temiamo enormemente il fallimento, il giudizio al quale ci sottoponiamo nel momento in cui prendiamo l’iniziativa. È il lato negativo del vivere in paesi nei quali tutti conoscono tutti, tutti parlano con tutti e tutti osservano. Purtroppo però, per creare maggiori opportunità di lavoro, servirebbe un’imprenditorialità più coraggiosa nel proporre idee nuove, anche apparentemente bizzarre. Vent’anni fa probabilmente in molti avrebbero riso della proposta di realizzare progetti come il Volo dell’Angelo.
Qual ‘è il tuo sogno per la Basilicata?
Mi piacerebbe pensare ad una Basilicata che abbia un piano sul futuro e che, in esso, siano coinvolti coloro i quali quel futuro dovranno affrontarlo: i giovani. Avere un piano davvero preciso è fondamentale. Mi sembra ci siano solo idee generiche. Ogni luogo, ogni contesto dovrebbe esser analizzato nel dettaglio per capire realmente quali strade siano percorribili e peculiari, quali fattori possano avere un risvolto positivo anche se fino ad oggi ne abbiamo subito solo quelli negativi. Spero che un giorno la nostra regione possa offrire a tutti noi nuove prospettive, nelle quali sia più facile credere e sulle quali sia più sicuro investire i propri sogni, le proprie ambizioni, le proprie speranze.
Conosci un lucano che ha fatto cose straordinarie per la Basilicata?
Mi viene in mente Pasquale Amodio. Un personaggio nato ad Accettura nell’800 e che, seppur lontano nel tempo, aveva colto e cercato di evidenziare quali fossero le problematiche che inibivano il progresso nella nostra regione. Quelle problematiche sono incredibilmente attuali, a testimonianza della visione a lungo termine di un uomo intelligente e/o di un immobilismo rimasto tristemente intatto.
Credi nella forza dei giovani?
Credo che i giovani possano e debbano provare a migliorare ciò che non funziona e a difendere ciò che invece va conservato. Dovrebbero avere più spazio e soprattutto l’opportunità di fare e di sbagliare. Sarebbe importante creare un sistema che aiuti i ragazzi a conoscere il territorio e a vederlo con occhi diversi. Spesso mi sembra ci sia quasi un complesso di inferiorità che ci porta a credere poco nella possibilità di riuscire a fare qualcosa di importante qui, nella nostra terra.
Cosa vi manca più di tutto?
Per chi sogna di avere una famiglia, di vivere una vita serena e soddisfacente, è difficile non aver paura del domani. A volte, per quanto si abbiano delle ambizioni e delle idee percorribili, sembra che la realtà che ci circonda sia un ostacolo insuperabile e che respinga ogni tentativo. Manca la sensazione di poter avere una possibilità concreta rimanendo qui e che il contesto in cui viviamo possa evolversi in positivo, diventare più dinamico ed interconnesso.
Come ti immagini tra dieci anni?
Mi immagino ad Accettura, con una famiglia ed un percorso personale alle spalle di cui esser orgoglioso. Spero di poter essere utile agli altri, di poter contribuire a creare presupposti che evitino alle future generazioni che cresceranno nella nostra terra di scontrasti con le stesse difficoltà che vivo io oggi. E, soprattutto, immagino di dover partire, ma solo per dei bei viaggi.