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Il racconto di Pittella sul ritorno a una politica dei valori

Il racconto di Pittella sul ritorno a una politica dei valori

Nel libro autobiografico del politico del Pd la rivendicazione di una lunga storia politica vissuta tra la gente, dalla Basilicata a Bruxelles, e ritorno.


Il leit motiv che da anni accompagna la politica è ormai chiaro e suona più o meno così: è un affare sporco e cattivo, non va assolutamente praticata da professionisti, e chi proprio deve farlo per carità, non più di due mandati, che sennò diventa “uno della casta”.

Una narrazione, a giudicare dagli ultimi risultati elettorali, che ha fatto e continua a fare breccia. Per questo appare coraggiosa la scelta di Gianni Pittella, politico di lungo corso da sempre ancorato a sinistra, che nel libro autobiografico Il più bello dei mari è quello che non navigammo, edito da Rubbettino, ha deciso di raccontare la sua vita proprio attraverso la lente della politica, come recita il sottotitolo “Bella a appassionata”, rivendicando, al contrario della vulgata, di averne fatto la sua principale attività fin dall’età di dieci anni.

La verità su reddito di cittadinanza e fondi europei

La verità su reddito di cittadinanza e fondi europei

La Ue ha assegnato 44,7 miliardi di euro di fondi all'Italia per il settennio 2014-2020. Se a questi si aggiunge il cofinanziamento nazionale, pari a 31,5 miliardi, si ha un totale di circa 76,2 miliardi di euro.

Questo budget è rappresentato dai cosiddetti Fondi Strutturali e di Investimento Europei (Fondi SIE) che ricomprendono il FESR, per imprese, competitività e infrastrutture, il FSE, per persone e servizi, il FEASR, per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, il FEAMP, per gli affari marittimi e la pesca.

Il Fondo Sociale Europeo con cui il Ministro Di Maio intenderebbe finanziare il "reddito di dignità", rappresenta quindi per il Italia il 23,3% della dotazione complessiva, per un totale di poco oltre 17,7 miliardi (di cui 10,4 di FSE). Al 31 dicembre 2017, la dotazione del Fondo Sociale Europeo in Italia è già totalmente programmata per 21 Programmi operativi regionali (Por), uno per ciascuna Regione e Provincia autonoma, e 8 Programmi operativi nazionali (Pon).

La deriva orbaniana di Salvini è un messaggio devastante per le nostre aziende

La deriva orbaniana di Salvini è un messaggio devastante per le nostre aziende

Il ministro dell’Interno torna ad attaccare le Open Society Foundations di George Soros. Ma così fa passare il messaggio che è meglio chiudere le università piuttosto che investire, anche da privati, per contribuire alla formazione e alla ricerca

Prosegue la pericolosa deriva orbaniana del nuovo Governo italiano. Al Senato il ministro dell’Interno Salvini ha di nuovo duramente attaccato le Open Society Foundations di George Soros, ree di finanziare alcune delle ong che salvano vite umane nel Mediterraneo.

Gli attacchi di Salvini ricalcano sempre di più la campagna denigratoria di Viktor Orbán, che in Ungheria indica Soros come capro espiatorio di tutti i mali. Orban ha posto in dubbio la permanenza a Budapest della Central European University, una prestigiosa università fondata da Soros; ha riempito il Paese di poster che rappresentano Soros come il burattinaio dell’opposizione democratica; ha accusato Soros di preparare un piano per inondare l’Ungheria di migranti; e ha ordinato una “consultazione nazionale” per dimostrare che il popolo ungherese è contrario a questo piano.

Presentazione del libro

Presentazione del libro "Il più bello dei mari è quello che non navigammo"

Venerdì 22 giugno 2018, ore 18.30, presso l'Hotel Happy Moments (C.da mosella, 92, Lauria- PZ), presenterò il mio ultimo libro "Il più bello dei mari è quello che non navigammo.Per una politica autentica e appassionata".

No, Caro Salvini, non ci convincerai che Orban fa gli interessi dell'Italia

No, Caro Salvini, non ci convincerai che Orban fa gli interessi dell'Italia

No. Non siamo d'accordo con la scelta del Ministro Salvini di non partecipare alla riunione dei ministri degli interni dell'Unione europea in Lussemburgo. Avrebbe potuto essere lì in mattinata e poi partecipare al voto sulla fiducia al governo in Senato. Avrebbe potuto e dovuto contribuire con la forza e il peso dell'Italia, non solo a respingere la riforma del Regolamento di Dublino presentata dalla presidenza bulgara, ma anche e soprattutto a sostenere l'altra proposta di riforma, quella approvata a maggioranza dal Parlamento europeo che elimina la regola odiosa e penalizzante che ha imposto tutto il peso dei richiedenti asilo alla sola Italia. 

Perché, Caro Ministro, affossare semplicemente le modifiche proposte dalla presidenza bulgara non risolve un bel nulla, dal momento che lascia intatta la norma attuale, quella che noi abbiamo assolutamente bisogno di modificare.

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